Gheddafi e il “dinaro d’oro”

Prefazione:
Muammar Gheddafi stava concretamente realizzando l’idea di lanciare sui mercato una moneta unica per Africa e Medio Oriente, quel “dinaro d’oro” che rischiava di mettere in ginocchio l’economia delle potenze occidentali, costrette a far ricorso alle loro riserve auree, sempre più esigue.
Vera, verosimile o falsa che sia, la notizia, lanciata da Russia Today, apre comunque ai veri scenari che hanno portato alla eliminazione fisica del capo di uno Stato indipendente, come la Libia. Un Paese che da oggi in poi potrebbe ritrovarsi a sovranità limitata.

Articolo:
Da tempo avevamo lanciato l’allarme. Precisamente da quando, in primavera, era sul punto di partire la missione dei cacciabombardieri Nato: bombardando la Libia l’Italia bombardava se stessa ed i propri interessi.
Anche allora, in occasione dell’improvvisa accelerazione decisa dal nostro Paese nell’attacco a Gheddafi, era stata sbandierata per l’ennesima volta la storia dei bombardamenti “chirurgici”: solo su obiettivi militari e addirittura “in aiuto delle popolazioni civili”. Il risultato lo abbiamo visto.
L’intervento del nostro Paese nella “missione” libica, d’altra parte, riguarda il ruolo dell’Italia nei confronti dei francesi (con un atteggiamento di ”sudditanza” da più parti rilevato), ma soprattutto investe la questione delle spropositate spese militari che sono state affrontate, proprio mentre le nostre imprese soffrono della crisi economica epocale.
Di motivi per dire no ai raid aerei dell’Italia sulla Libia ce ne sarebbero stati anche altri. In primis, il fatto che non si può giustificare l’aggressione di un Paese estero su uno Stato sovrano. I moti dei cosiddetti “ribelli”, lungi dall’essere solo manifestazioni spontanee di popolo, sono stati il risultato di un fuoco attizzato dall’esterno e tuttora etero diretto. A tutto vantaggio dei francesi, che si accingono a mettere le mani sulle enormi risorse naturali della Libia. Un Paese – lo ricordiamo – tradizionalmente legato all’Italia. Non alla Francia. Renato d’Andria

Renato d’Andria

Il gemellaggio tra la Fondazione Salvemini e il Fondo Konstantinovsky

Prefazione:
Nell’anno delle celebrazioni Italia-Russia, la Fondazione Gaetano Salvemini di Roma sostiene il Fondo benefico Konstantinovsky di San Pietroburgo. Pubblichiamo la lettera inviata dal direttore generale del Fondo di San Pietroburgo al presidente della Fondazione Salvemini, Renato d’Andria.

Articolo:
Il Fondo Internazionale di Beneficenza “Konstantinovsky”, in stretta collaborazione con la Direzione degli Affari del Presidente della Federazione Russa, segue un ampio spettro di progetti di beneficenza: di rivalutazione dell’eredità storico-culturale russa, sviluppo dell’arte teatrale e musicale, sostegno all’istruzione, alla scienza e allo sport. In dieci anni di attività è stato svolto un enorme lavoro di restauro di monumenti, quali il palazzo Konstantinovsky a Strelna, il palazzo A.A.
Polovcov; sono stati ristrutturati i complessi monasteriali sui laghi Valdaj e Valaam, il monastero Gornensky a Gerusalemme.

Non minore importanza è attribuita dal Fondo all’attività di sostegno ai gruppi di popolazione socialmente più deboli, prestando appoggio ad organizzazioni di veterani, orfanotrofi e istituti di medicina specializzati.
Un ruolo centrale nel nostro lavoro è svolto dal supporto all ‘educazione musicale, con particolare riguardo per la valorizzazione della nostra secolare tradizione di musica classica. Sono divenuti ormai tradizionali i concerti tenuti nel complesso statale “Palazzo dei congressi”, le “Stagioni musicali nel palazzo Konstantinovsky”, il sostegno al concorso internazionale per giovani cantanti lirici E.V. Obrazcova e l’aiuto offerto alle scuole di musica di San Pietroburgo.
il Direttore Generale G.A. Javnik

Per donazioni dall’Italia le coordinate bancarie sono:

191025.1/96, Mayakovskogo st, St.Peterburg. Russian Federation Te!. (812) 33 1-29-30 Fax. (812) 33 1-29-55 Accounl-40703978500000000295 International bank of SI. Peterburg plc 194044, S, Krapivny per. St.Peterburg, Russian Federation Te!. (8 12) 718-32-46 Fax. (812) 301-94-32 SWIFT: LBAR RU 2P. Telex: 121405 PLB RU

G.A. Javnik

LE MERAVIGLIE DEL PALAZZO KONSTANTINOVSKY A SAN PIETROBURGO

Prefazione:

Nel 2013 saranno esattamente trecentodieci anni da quando Pietro il Grande decise di edificare sul Mar Baltico quella che sarebbe diventata una delle più sontuose città europee. Stiamo parlando della “Venezia del Nord”, quella San Pietroburgo, ex Leningrado, rinata a nuova vita nel 2003, in occasione del trecentesimo anniversario dalla fondazione, grazie ai consistenti investimenti decisi dal governo di Vladimir Putin, da sempre appassionato cultore di questa magnifica città.

Articolo:

Autentico gioiello artistico ed architettonico di San Pietroburgo è il Konstantinovsky Palace, voluto dallo zar Pietro il Grande, che voleva trasformarlo nella Versailles russa. Oggi il Konstantinovsky Palace è la residenza estiva preferita dal presidente della Federazione Russa Putin quando deve ricevere i capi di stato e di governo.
 Questi edifici hanno ospitato ad esempio il Vertice G8 del luglio 2006, restaurati splendidamente dopo un declino che era durato più di 20 anni.

LA STORIA DEL PALAZZO

Konstantinovsky Palace è situato nel quartiere Petrodvorets di San Pietroburgo, nel villaggio di Strelna. Affaccia sul Golfo di fronte alla Finlandia ed è stato costruito quasi interamente durante il XVIII secolo. I lavori per l’edificazione del complesso, che era stato destinato da Pietro il Grande a sua residenza estiva, furono intrapresi nel 1720 ad opera, fra gli altri, dell’architetto italiano Nicola Michetti.
Dopo una sospensione di alcuni anni, le opere ripresero e ad esse collaborarono altri italiani, come il famoso architetto Bartolomeo Francesco Rastrelli. L’attuale edificio del Grand Palace divenne in seguito proprietà del granduca Konstantin Pavlovich. Da allora il palazzo divenne noto come “Konstantinovsky”.

Dopo la rivoluzione del 1917 Palazzo Konstantinovsky è caduto nell’abbandono. Libri preziosi, documenti, una ricca collezione di dipinti e ceramiche e oggetti personali della famiglia reale furono dispersi in vari musei o andarono addirittura irrimediabilmente perduti. Durante la seconda guerra mondiale l’edificio è stato in buona parte distrutto da massicci bombardamenti e devastanti incendi. Si dovettero attendere molti anni perché fosse intrapresa l’opera di ricostruzione. Nel 1990 il Palazzo e il parco del complesso sono stati posti sotto la protezione dell’UNESCO. 11 anni dopo, per iniziativa di Vladimir Putin, Palazzo e parco sono stati assegnati all’amministrazione presidenziale russa. Nel 2003, in occasione del trecentesimo anniversario dalla Fondazione di San Pietroburgo, Palazzo Konstantinovsky è stato restaurato ed ha ricevuto lo status di “Palazzo dei Congressi”. nella stessa occasione, il monumentale complesso di Palazzo Konstantinovsky ha ospitato più di cinquanta capi di Stato fra cui Berlusconi, Blair e Bush.

Il restauro del Palazzo e del Parco Strelna che lo circonda sono divenuti il simbolo della rinascita della grande Russia e del suo patrimonio culturale nazionale.
Oggi le sale del Palazzo, recentemente ristrutturate, ospitano regolarmente incontri di elevato livello politico, manifestazioni artistiche e forum scientifici.
Il Palazzo è considerato la Residenza Presidenziale di San Pietroburgo ed è stato per questo paragonato alla Casa Bianca in America.

di Redazione (Renato d’Andria)

LE CELEBRAZIONI ITALIA-RUSSIA A SAN PIETROBURGO

Prefazione:

San Pietroburgo, la perla del Baltico, é capitale delle manifestazioni culturali nel 2011, anno delle celebrazioni Italia-Russia.

Articolo:

Si è tenuta il 23 e 24 settembre scorsi a San Pietroburgo La Giornata dell’Europa, giunta alla sua terza edizione.
La manifestazione è l’occasione per i consolati aderenti di aprire le porte al pubblico russo e promuovere il proprio paese con eventi a tema.
Fra gli eventi organizzati dal nostro consolato italiano a San Pietroburgo, in primo piano la presentazione di tutto il programma delle manifestazioni culturali dedicate all’anno Italia in Russia nell’autunno 2011.

Ancora, nel corso della due giorni, una Lezione di lingua italiana aperta al pubblico; la proiezione del film “La prima cosa bella” in lingua italiana ed il Concerto del Teatro Mariinskiy, dedicato al 150.mo anniversario dell’unione d’Italia.

di Redazione (Renato d’Andria)

ITALIA – RIPARTE LA POLITICA (Renato d’Andria)

Prefazione:

DALLA PAX TOGLIATTIANA ALLA PAX BERLUSCONIANA Il Convegno del Capranichetta ha aperto ufficialmente la strada per la exit strategy dalla crisi e la ricostruzione del tessuto economico del Paese. Promoso dalla Fondazione Gaetano Salvemini, l’incontro del 21 settembre è stato la prima pietra miliare nell’agenda politica autunnale che ha visto a confronto alcuni fra i massimi esponenti del giornalismo e della politica.
Di particolare rilievo la lunga, appassionata ricostruzione della figura di Gaetano Salvemini resa da Elio Veltri.

Articolo:

Coordinati da un brillantissimo Mario Sechi, i relatori hanno dato vita ad un acceso confronto sulle reali possibilità di individuare una via d’uscita percorribile dalla morsa della crisi, «che è crisi politica prima ancora che economica».
Il concetto di Pax Berlusconiana è stato illustrato in apertura da Renato d’Andria, presidente della Fondazione Gaetano Salvemini che ha promosso l’incontro. Per d’Andria, l’autentica guerra civile e giudiziaria che ha fin qui dilaniato il Paese può trovar fine in un provvedimento legislativo che, andando ben oltre amnistia e condono, conduca in tempi rapidi ad una sorta di pacificazione nazionale e restituisca così slancio ad un’economia in ginocchio. Non guerra civile è stata – a giudizio di Oliviero Beha, mapiuttosto una “pace incivile” da cui si fa fatica ad uscire. Giudizio sostanzialmente condiviso da Filippo Facci di Libero, le cui previsioni circa la reattività degli italiani risultano ancor più fosche. Anche perché si continua ad assistere a paradossi come quello ricordato da Roberto Giovannini de La Stampa: «in Italia spingiamo per l’uso dei mezzi pubblici, ma stiamo chiudendo l’unica fabbrica di autobus che era rimasta aperta nel Paese».
Di tutto rilievo sono poi arrivate, sul versante delle azioni da intraprendere, le analisi del costituzionalista Michele Ainis, il quale ha posto sul tappeto, con la consueta efficacia, alcuni fra i rimedi possibili alla attuale crisi di sistema. Tanto per cominciare, meccanismi di “revoca dell’eletto”, quando necessario, analogamente a quanto già accade in diversi Paesi del mondo occidentale; e poi potenziamento delle iniziative di legge popolare che, così come si configurano attualmente, altro non sono se non «una supplica al sovrano», e in quanto tali vengono trattate. Al professor Ainis ha fatto eco Giuseppe Fortunato dell’Autorità Garante per la Privacy, avvocato, da sempre schierato in difesa della partecipazione popolare anche in quanto fondatore del vasto movimento “Civicrazia”.
«Ma la vera priorità – ha detto Rocco Buttiglione – resta la riforma dei partiti». Nel corso del convegno il presidente Udc ha annunciato infatti la proposta di legge che prevede, fra l’altro, meccanismi di obbligatorietà della democrazia interna, norme precise sull’uso del denaro pubblico e candidature scelte attraverso primarie a scrutinio segreto. Anche perché «continuando di questo passo, con le cricche dei banchieri a decidere sui destini del mondo – ha osservato con la solita grinta il senatore Idv Elio Lannutti – ai nostri figli lasceremo in eredità solo carte revolving scadute…».
Se Elio Veltri aveva scaldato la sala in apertura con l’appassionato ricordo d un insegnamento attualissimo, quello di Gaetano Salvemini, non meno coinvolgente è stata la conclusione del convegno, con un Sergio D’Elia, presidente di Nessuno Tocchi Caino, che ha toccato i tasti più dolenti del Paese e della nostra coscienza. «Non di debito pubblico a carattere finanziario si deve parlare – ha detto D’Elia – ma di un debito ben più pesante, quello che la giustizia italiana ha accumulato nei confronti della popolazione, con una montagna da 3 miloni e 300 mila processi pendenti ed una “amnistia clandestina”, riservata ai ricchi, che si chiama prescrizione».

di Redazione (Renato d’Andria)

FIRMO, VOTO, SCELGO. (Renato d’Andria)

Firmo, voto, scelgo. Liberi di scegliere i propri rappresentanti. Come? Attraverso il referendum, l’arma popolare per dire a chiare lettere al Governo che la distanza è ormai colma. Che i cittadini hanno e rivogliono il diritto di scelta sui candidati. Per la democrazia, per la ripresa del senso civico, per il recupero dei valori, se non morali almeno politici.

Oggi i parlamentari italiani sono nominati dai segretari di partito. Non rispondono ai cittadini né hanno l’obbligo di “sudarsi” la campagna elettorale conquistando sul territorio la fiducia delle persone. Pertanto restano fedeli a chi li ha candidati.

L’attuale legge elettorale, il Porcellum, che deve il nome ad un commento del suo autore, genera attraverso un sistema di liste bloccate, il premio di maggioranza, le deroghe alla soglia di sbarramento e l’obbligo di indicazione del candidato premier, il perpetuarsi di una casta con ruoli ben definiti. Dal capo all’usciere. Dal ministro al consigliere. E muta il paradigma sociologico dell’ american dream nella possibilità concreta data ad un novello della politica di diventare deputato, deputato europeo, consigliere regionale, ministro. (Renato d’Andria)

Ecco il meccanismo.

Liste bloccate. Gli elettori oggi votano per liste di candidati decisi dai partiti, mentre nelle elezioni europee, regionali e comunali esiste la possibilità di dare delle preferenze. Un Parlamento, dunque, di “nominati”, obbedienti alla propria coalizione, o a chi li ha messi in lista, e lontani dagli elettori.

Il premio di maggioranza. Per entrambi i rami del Parlamento, alla lista che ottiene un voto più delle altre, si applica un sistema maggioritario di coalizione, con successivo riparto proporzionale dei seggi fra le liste che partecipano alla competizione. Mentre in Parlamento la lista che ha vinto si vede attribuire il 55% dei seggi (anche se ha il 35% dei voti), al Senato si procede alla divisione dei seggi spettanti alla regione, applicando il proporzionale dei quozienti interi e dei resti più alti. Se con questa operazione nessuna coalizione o lista raggiunge la quota di maggioranza corrispondente al 55% dei seggi della regione, questa cifra viene automaticamente assegnata alla coalizione o lista singola con il maggior numero di voti. Il rimanente 45% dei seggi è suddiviso tra le altre coalizioni e liste singole. Questa possibilità fa si che anche i partiti maggiori vadano alla ricerca di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie ed eterogenee. Ciò una ancor più vasta frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività. (Renato d’Andria)

Soglia di sbarramento. Per avere seggi alla Camera, ogni coalizione deve raggiungere almeno il 10% dei voti nazionali, mentre per le liste non collegate la soglia minima viene ridotta al 4%. Al Senato le soglie di sbarramento (da superare a livello regionale) sono pari al 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si sono presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%. Anche tale distinzione genera una ulteriore frammentazione delle forze presenti in Parlamento.

Indicazione del candidato premier. Grazie alle obiezioni del Quirinale (la designazione del premier è riservata al Capo dello Stato) è stata introdotta una norma che prevede l’indicazione del «capo della forza politica» pur «restando ferme le prerogative del Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92».

La proposta del Comitato.
Il primo quesito, individuato dal colore blu, propone l’abrogazione integrale di tutte le disposizioni di modifica della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato introdotte dalla legge n. 270 del 2005. In questo modo, il quesito dà forma a una proposta che, nel 2007, era stata avanzata per primo dall’on. Pierluigi Castagnetti, della quale si era discusso in un Seminario organizzato dall’Associazione politico‐culturale “Astrid”, diretta da Franco Bassanini.
Il secondo quesito, individuato dal coloro rosso, è di tipo “parziale”, perché abroga non l’intera “legge Calderoli” ma solo le disposizioni che sostituiscono le due leggi approvate il 4 agosto 1993, rispettivamente n. 277 (“Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati”) e n. 276 (Norme per l’elezione del Senato della Repubblica).

Il comitato è consapevole che “Il referendum abrogativo è per sua natura uno strumento imperfetto, ma spesso è necessario per superare la paralisi dei partiti ed aprire la via a decisioni del Parlamento, che resta ovviamente libero di integrare o modificare l’assetto risultante dal referendum (sui collegi uninominali, sul voto di preferenza, etc.)”. (Renato d’Andria)

Ma, poiché il Parlamento non ha saputo riformare la legge elettorale, né è presumibile che riesca a farlo ora, il Comitato promotore ha deciso di depositare i quesiti in Cassazione dando concreto inizio all’iter referendario. Lo sfaldamento del centrodestra offre l’opportunità. Se si dovessero raccogliere abbastanza firme, si tornerebbe alla legge elettorale precedente: il Mattarellum, come denominata Giovanni Sartori.

Presso gli uffici comunali sono depositati i moduli per la raccolta firme per  quesiti referendari:
Richiesta di 2 referendum di cui all’articolo 75 della Costituzione,
– “Abrogazione totale della legge elettorale proporzionale con liste bloccate per il ripristino dei collegi uninominali”  (Gazzetta Ufficiale n.160 del 12/07/2011)
– “Abrogazione parziale della legge elettorale proporzionale con liste bloccate per il ripristino dei collegi uninominali”  (Gazzetta Ufficiale n.160 del 12/07/2011)
La raccolta firme per i referendum sulla legge elettorale è ora possibile solo presso i banchetti allestiti dal Comitato e c’è tempo fino a fine settembre. (Renato d’Andria)

GAETANO SALVEMINI. ANCORA UN RIFERIMENTO (Renato d’Andria)

Fra i volumi di maggior rilevanza sull’opera e sul pensiero di Salvemini segnaliamo: “Gaetano Salvemini (1873-1957). Ancora un riferimento”, a cura di Guido Pescosolido, direttore dei programmi culturali della Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia. Pubblicato nel 2010 da Pietro Lacaita Editore nella Collana “Collezione di studi meridionali”, il volume raccoglie gli atti del convegno di studi tenutosi a Roma l’11 e il 12 dicembre 2007 in collaborazione con la Fondazione “Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini”. Riportiamo l’indice del volume, che mostra la vastità e la qualità dei contributi scientifici offerti da questa pubblicazione. (Renato d’Andria) Presentazione dell’Archivio Salvemini (Luigi Pepe); Alcune note sulla corrispondenza contenuta nel Fondo Salvemini (Andrea Becherucci); Salvemini e il federalismo (Carlo G. Lacaita); Salvemini e il Mezzogiorno: la militanza socialista (Santi Fedele); Stato e Chiese in Italia nel pensiero e nell’azione di Gaetano Salvemini (Sergio Laricca); Salvemini e i problemi della scuola e dell’università (Sandro Rogari); Il riformismo politico di Gaetano Salvemini durante l’età giolittiana (Donatella Cherubini); Salvemini e Giolitti (Sergio Bucchi); Salvemini e Mussolini (Mimmo Franzinelli); Gaetano Salvemini e Carlo Rosselli. Terrorismo, cospirazione antifascista e terrore di Stato: opinioni a confronto (Elisa Signori); Salvemini e Sturzo (Giovanni Grasso); Salvemini in America (Spencer Di Scala); Salvemini e la sinistra in Italia (Alberto Benzoni); Salvemini e “Il Mondo” di Mario Pannunzio (Massimo Teodori); La promozione della democrazia dal basso: una testimonianza (Giuseppe De Rita). (Renato d’Andria)

ARRIVA L’ATTESO APPUNTAMENTO DEL 21 SETTEMBRE (Renato d’Andria)

Prefazione:

Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana confronto a più voci

Roma, Hotel Nazionale, Sala Capranichetta Mercoledì 21 settembre ore 10.00

Articolo:

Si avvicina uno fra gli eventi più attesi di questo inizio della stagione politica autunnale. Mercoledì prossimo, 21 settembre, piazza di Monte Citorio a Roma ospita il confronto aperto fra parlamentari, giuristi e giornalisti destinato a porre sul tappeto ed esaminare, dai tre diversi punti di vista, le reali possibilità esistenti e le strade da percorrere per giungere ad un processo di pacificazione nazionale dai contorni epocali. (Renato d’Andria)
“Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana”: questo il titolo scelto per il convegno, aperto al pubblico ed organizzato dalla Fondazione Gaetano Salvemini, che opera per promuovere i processi di libertà, pace e sviluppo fra i popoli nell’area vasta del Mediterraneo.
Pensato ai primi del luglio scorso, con una situazione politica nazionale già surriscaldata dalle cronache politiche e giudiziarie di inizio estate, il tema dell’appuntamento del 21 settembre si è andato facendo via via sempre più urgente ed attuale, fino ad essere quasi divenuto un imprescindibile momento di riflessione comune, nel clima arroventato delle ultime ore.
Moderati dal direttore del Tempo, Mario Sechi, ed introdotti dal presidente della Fondazione Gaetano Salvemini, Renato d’Andria, si confronteranno su questo tema, in tre tempi successivi:

I GIURISTI Michele Ainis (Università Roma 3), Giuseppe Fortunato (Autorità Garante per la Privacy), Alessandro Sammarco (penalista) I POLITICI Rocco Buttiglione (Udc), Nicola Latorre (Pd), Elio Lannutti (Idv), Gianni De Michelis (Ipalmo), Maurizio Paniz (Pdl) I GIORNALISTI Oliviero Beha (Rai), Filippo Facci (Libero), Roberto Giovannini (La Stampa).
Il convegno sarà aperto da una relazione di Elio Veltri sulla stringente attualità del messaggio di Gaetano Salvemini.
L’ipotesi di coniugare la possibile “Pax Berlusconiana” con la proposta di amnistia avanzata dai Radicali sarà illustrata da Sergio D’Elia, fondatore di Nessuno Tocchi Caino. (Renato d’Andria)

Il convegno Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana intende rappresentare un confronto a più voci fra parlamentari delle diverse aree politiche, studiosi e giornalisti delle principali testate italiane, per discutere sulle possibilità reali di rilanciare l’economia del Paese in uno fra i momenti più critici della sua storia e di quella, più in generale, del mondo occidentale.
Punto di partenza per il rilancio è ricostruire il tessuto produttivo e, con esso, la fiducia degli italiani e dei mercati, attraverso un processo di “pacificazione nazionale” che ponga fine a quella autentica guerra fra gruppi di potere contrapposti che ha minato le sorti economiche e sociali del Paese negli ultimi vent’anni e passa.
Non a “salvacondotti” o “exit strategy” si porrà l’attenzione, ma piuttosto a modelli storici epocali, come la Pax Augustea e la Pax Togliattiana: due scelte politiche coraggiose che, in tempi diversi, seppero restituire all’Italia lunghi periodi di pacificazione sociale ed uno straordinario slancio all’economia del Paese. Sono maturi i tempi per comprendere che una vera e propria guerra civile – combattuta anche attraverso una certa parte della magistratura e della stampa – infuria da tempo e, complice la crisi mondiale, rischia ora di compromettere seriamente le sorti degli italiani? E, se questo giudizio risulta ormai largamente condiviso, quali sono le strade da percorrere sul piano politico e normativo, per giungere alla Pax Berlusconiana?
Il convegno del 21 settembre si propone di offrire alcune concrete risposte a questi interrogativi. (Renato d’Andria)

Redazione

L’INTERVENTO DI OLIVIERO BEHA (Renato d’Andria)

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Scritto da Renato d’Andria
Lunedì 19 Settembre 2011 09:24
L’Intervento di Oliviero Beha, giornalista e scrittore, in preparazione al Convegno del 21 settembre.

«Affondando nella crisi più profonda dal secondo dopo-guerra, l’Italia ha bisogno di cambiare pagina come se si uscisse da una guerra civile. Con tutte le differenze ovvie del caso, oggi è indispensabile, nel passaggio epocale del nostro guado nazionale e internazionale, evadere da questa “pace incivile” che ha avvolto l’ultimo ventennio.
Nella contrapposizione tra berlusconiani e anti-berlusconiani ci siamo giocati il Paese, e lo sfascio è sotto gli occhi fin troppi presbiti di tutti. Come allora, all’epoca della Costituente, va ripensato un presente e un futuro in un mondo che cambia assai velocemente insieme a noi.
Memoria, identità, senso sono le tre voci diacroniche che dovrebbero rimettere in piedi il corpo di una Nazione che da troppo tempo striscia come un gasteropodo.
La realtà quotidiana ricatta una classe dirigente che ha accumulato scheletri senza soluzione di continuità ammonticchiando Prime e Seconde Repubbliche: per rovesciare la clessidra è dunque necessaria una credibilità che il potere ha smarrito da un pezzo».

OLIVIERO BEHA

Articolo preso da www.fondazionegaetanosalvemini.org di Renato d’Andria

MANOVRA: SI PASSI DALLA “EVASIONE FISCALE” ALLA “COLLABORAZIONE FISCALE” (Renato d’Andria)

 

Mercoledì 07 Settembre 2011 14:07
Nella tribolata manovra finanziaria, da metà agosto al centro di un aspro dibattito, uno fra i punti più spinosi riguarda il contrasto all’evasione fiscale. Le misure a riguardo possono essere così sintetizzate: la palla passa ai Comuni, che incasseranno il 100% delle somme recuperate. Il clou è rappresentato dalla previsione del carcere per gli evasori di grosse somme in rapporto al fatturato. Mano libera poi al fisco nell’accesso ai conti correnti dei contribuenti.

(www.fondazionegaetanosalvemini.org di Renato d’Andria)

Già all’annuncio di simili misure, Bruxelles pochi giorni fa aveva suonato il primo campanello d’allarme. Il portavoce del Commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn, Amadeu Altafaj Tardio, aveva infatti dichiarato che l’Unione europea era già «preoccupata» per «l’eccessivo affidamento» del governo italiano sugli introiti dalla lotta all’evasione fiscale, il cui impatto sui conti pubblici risulterebbe «difficile da quantificare».

La preoccupazione sottende evidentemente il giudizio poco positivo dell’Unione circa le modalità e probabilmente sulla stessa linea che ha ispirato il nuovo pacchetto di misure anti-evasione.

(www.fondazionegaetanosalvemini.org di Renato d’Andria)

Timori ampiamente condivisibili. Sarà infatti assai improbabile ottenere benefici per le casse dello Stato impostando una serie di provvedimenti volti a colpire l’ossatura portante del sistema produttivo italiano. Girarci intorno, in momenti drammatici per l’economia del Paese come quello presente, ha decisamente poco senso: è un dato di fatto che il sommerso rappresenta un asse portante della nostra economia. E se risulta indispensabile avviare riforme rigorose per il contrasto alla evasione fiscale, non meno decisivo è individuare il percorso giusto. Che non è certo l’inasprimento delle pene o addirittura lo spettro del carcere, come il Governo ha immaginato in questo momento per accontentare la piazza. Ma, piuttosto, è un cammino faticoso, che necessita di indirizzo e condivisione, pena la scarsa o nulla efficacia delle misure adottate.

In altre parole, è arrivato il momento di comprendere che bisogna passare dalla “evasione fiscale” alla “collaborazione fiscale”. E’ questa la richiesta – quasi sempre inespressa – degli italiani e delle imprese. In assenza di un’ottica simile, ben difficilmente il Governo – come annunciato dal ministro Tremonti – potrà arrivare nel 2012 al recupero di circa 700 milioni di euro. E questo l’Unione Europea lo sa bene.

Non è, insomma, sbandierando le manette, che potremo ottenere  un fisco più equo ma, al contrario, rischiamo che il divario fra l’economia sommersa e quella alla luce del sole si trasformi in un abisso.

(www.fondazionegaetanosalvemini.org di Renato d’Andria)

La premessa di tutto il ragionamento è abbastanza semplice: nessuno, per sua scelta, decide di essere un evasore e ciascuno preferirebbe avere un rapporto con lo Stato improntato al reciproco sostegno. Ma il regime vessatorio, oltre che miope ed indiscriminato, sul quale si basa in Italia il sistema della imposizione fiscale, crea di per sé una serie di meccanismi che costringono una miriade di piccole imprese o professionisti alla ricerca infinita di escamotages, pena la sopravvivenza delle stesse aziende, dei posti di lavoro, di studi professionali e così via.

Scudi e condoni fiscali non vanno nella direzione dei provvedimenti condivisi ma rappresentano, come sappiamo, altrettante “gabelle aggiuntive”.

Iniziative di indirizzo collaborativo fra Stato e cittadinanza rappresentano invece modelli adeguati, peraltro già sperimentati con successo in Paesi come Svizzera o Gran Bretagna, e tuttora portati avanti con buoni risultati.

(www.fondazionegaetanosalvemini.org di Renato d’Andria)

E’ indispensabile allora – ed oggi più che mai urgente – capovolgere l’ottica ispiratrice delle misure anti-evasione ed aprire ampie “finestre di dialogo” con cittadini e imprese che intendano emergere e mettersi in regola.

Cittadini e imprese hanno il diritto di vivere. Dei reati si occupi la magistratura, ma se qualcuno sbaglia non può pagare tutto il resto del Paese. E l’equità fiscale – che è anche una base importante per la pacificazione sociale – resti nelle mani dei governi: non come un’arma, ma come una meta cui avvicinarsi attraverso politiche di indirizzo e condivisione.

Il rischio, se si insisterà con la logica dell’inasprimento, sarà di ottenere non solo un incremento dell’evasione, ma anche un effetto fortemente depressivo per l’economia italiana, con aziende che chiudono ed altre che fanno i bagagli e si trasferiscono all’estero, dove trovano generalmente politiche, anche fiscali,  decisamente più “accoglienti”.

Renato d’Andria

 

(www.fondazionegaetanosalvemini.org di Renato d’Andria)